Rassegna stampa

Rassegna stampa / Savelli amava la Bassa

Rassegne storiche

Savelli "Al Secolo"

Fonte: Italia Nuova

Savelli e Turcato

Fonte: L'Universo

Kodama Gallery

Mostra ad Osaka (personale)

Savelli amava la Bassa
Fonte: Giornale di Brescia

29 Aprile 1995

New_york_1995

E' morto a Boldeniga un grande pittore del nostro tempo.
Ospite della famiglia Argenterio-Ghidini

Boldeniga
- «La sua salma sarà qui al castello di Boldeniga fino a domenica. Poi ritornerà nella sua terra, più vicino alle preghiere della sorella Vincenza, l'unica rimasta di cinque fratelli».

E' Susanna Argenterio che racconta le ultime ore di Angelo Savelli, uno dei più grandi pittori contemporanei a livello mondiale, morto nel paese della Bassa bresciana la notte del 27 aprile in seguito a una broncopolmonite fulminante. Era qui, dagli Argenterio-Ghidini, in casa di amici, dove veniva spesso, dopo aver conosciuto dieci anni fa, a New York, Susanna Argenterio, dove la ragazza bresciana soggiornava, seguendo un corso universitario di cinematografia.

«Stava bene, poi improvvisamente il giorno di Pasqua non ha più avuto voglia di alzarsi... ».

Angelo Savelli nasce a Pizzo Calabro nel 1911. Dopo gli studi classici, nel 1930 è a Roma. Dal 1940 al 1953 si dedica all'insegnamento, cosa che non gli impedisce di svolgere una vivace attività artistica. Fonda nel 1945 l'Art Club con Jarema, Guzzi, Severini, Fazzini, Tamburi e Montanarini.

I primi lavori di Savellin cui domina il bianco sono del '46-'47, ma un viaggio a Parigi nel 1948 mette in crisi i motivi ispiratori dell'artista e lo proietta in una dimensione più dilatata ed internazionale dell'arte. Dichiarerà: «Mi resi conto che dovevo liberarmi della mia divina tradizione italiana... ».

Nel 1953 sposa la giornalista Elisabetta Fisher, quindi si trasferisce definitivamente a New York; incontra e conosce gli artisti più importanti del nostro tempo, lavora con l'architetto Louis Kahn, scomparso nel 1974 e riconosciuto dalla critica di tutto il mondo uno dei più grandi architetti di tutti i tempi.

Nella Bassa bresciana, nel palazzo rinascimentale di Boldeniga, rinvigoriva tra le grazie ospitali della famiglia Ghidini-Argenterio, il sapore del bianco sparso in tante opere. Il bianco dell'infanzia e della neve, dell'amore di colore bianco e delle nuvole bianche. Il bianco delle nebbie sfondate dal sole e il bianco, là in fondo, delle cascine scampate alla miseria.

Il bianco, infine, di una morte improvvisa, che lo ha colto nel colmo di una serenità. Anch'essa bianca.

Bianca di speranze.

Autore: Tonino Zana


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